{"id":283,"date":"1996-05-18T17:03:01","date_gmt":"1996-05-18T15:03:01","guid":{"rendered":"http:\/\/renatocentonze.it\/?p=283"},"modified":"2017-04-06T16:51:59","modified_gmt":"2017-04-06T14:51:59","slug":"progetto-artelecce-18-27-maggio-1996","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/renatocentonze.it\/index.php\/1996\/05\/18\/progetto-artelecce-18-27-maggio-1996\/","title":{"rendered":"Progetto Arte\/Lecce, 18-27 maggio 1996"},"content":{"rendered":"<blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\">L&#8217;arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">P. KLee<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>di Marina Pizzarelli<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alla base del lavoro di Renato Centonze, sin dagli anni Ottanta (dopo la stagione politica e una pittura figurativa vagamente espressionista), c&#8217;\u00e8 un&#8217;immersione catartica nella natura e una ricerca, sempre risolta nei modi dell&#8217;astrattismo, fatta di tessiture d&#8217;iride a fare tessiture di spazi: spazi equivalenti a paesaggi (un&#8217;orizzontalit\u00e0 di pianura erbosa scompigliata dal vento, di filo increspato d&#8217;acqua, visti dall&#8217;alto), in cui sono portate all&#8217;estrema decantazione le superfici vibratili del pointillisme.<\/p>\n<p>La scommessa di Centonze \u00e8 nel riuscire a farci ascoltare il &#8220;suono interiore&#8221; della natura, senza violarla, attraverso la contemplazione\u00a0 e la meditazione, come suggerisce il pensiero orientale &#8211; il Tao, lo Zen &#8211; che annulla il confine tra microcosmo e macrocosmo, dentro e fuori, lasciando che l&#8217;energia della natura fluisca e tutto pervada. Ma la vera avventura \u00e8 nell&#8217;essere presi dalla pittura &#8220;dentro&#8221; la pittura, in un turbinio di filtrate sensazioni paniche che il blu (del mare), il verde (dell&#8217;erba), il giallo (della luce solare), assolutizzano e immensificano, nella suggestione della percezione di memoria della natura.<\/p>\n<p>L&#8217;artista sembra sentire il pennello, il colore, la tela come parte di se stesso&#8230; Non c&#8217;\u00e8 gestualit\u00e0,\u00a0 ma un fluire tranquillo e meditato, calligrafico, che definisce i propri percorsi in quel muoversi virgolato e fitto, a costruire arazzi di fili d&#8217;erba, di gocce d&#8217;acqua, di ali di farfalla, in una sorta di traslazione poetica del pensiero democriteo. \u00c8 la trascrizione, in carte squisite di acrilici, in tele luminose di olii, di quelle capacit\u00e0 di sentire che i latini dicevano &#8220;animadvertere&#8221;.<\/p>\n<p>In questa fase del suo itinerario, anche dove appare scopertamente pi\u00f9 sensuale, pi\u00f9 lirica, pi\u00f9 libera, la pittura di Centonze non prescinde mai da una sua articolazione mentale, direi critica. E come un sottile ragionare sulla capacit\u00e0 &#8220;mimetica&#8221; della pittura, strumento di percezione sensibile, c&#8217;\u00e8 qui una sorta di &#8220;ritiro dei sensi&#8221;, presupposto della concentrazione con cui l&#8217;artista costruisce i termini del proprio intenso lirismo, la propria capacit\u00e0 di riflessione, di memoria emozionale. La nostalgia per la natura tutt&#8217;uno con il destino dell&#8217;uomo, serenamente, pacatamente rievocata, produce opere in cui c&#8217;\u00e8 un esemplare equilibrio tra rigore ed emozione, fuga dall&#8217;angoscia per la tangente della poesia. E nessuna emozione della natura va smarrita in questa determinazione mentale del dipingere, in questo sistema di segni fondato sulle infinite trasparenze della luce.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 tuttavia in questa pittura il germe del fieri, del divenire, del non approdo, del viaggio ininterrotto, il tocco veloce denuncia gi\u00e0 la propria impermanenza, la propria non volont\u00e0 di sistemarsi in una fissit\u00e0 visiva. Cos\u00ec quel colore dai toni pastello, fatto di piccoli tratti reiterati, di trame e intrecci, genera la voglia di sfuggire alla rigida bidimensionalit\u00e0 del quadro astratto e si frammenta o aggalla in profili aggettanti dai sottostanti color fields, si concretizza in ispessimenti materici o in emergenze oggettuali, in una poetica dell&#8217;intreccio e dell&#8217;accumulazione.<\/p>\n<p>\u00c8, per l&#8217;artista, una fase di espressione e di espirazione (non certo di cieco vitalismo), di riappropriazione di energia terrena. Nasce e si anima un fuoco, fisico e interiore, si accendono i colori caldi, in un crescendo dai toni sommessi e fruscianti delle opere precedenti alle sonorit\u00e0 pi\u00f9 intense e inebrianti di queste ultime &#8211; fuoco acqua aria terra &#8211; evocazione di un Eden perduto che vive nell&#8217;inconscio collettivo.\u00a0 L&#8217;astrazione \u00e8 oggi come\u00a0 arricchita, nutrita del senso folgorante, corposo, del paesaggio del sud, si trasforma in &#8220;cosa&#8221; , non pi\u00f9 fatto lirico e iconico, ma pi\u00f9 sensualmente tattile, fisico, consapevolmente decorativo, sonoro anche.<\/p>\n<p>L&#8217;artista pratica contaminazione tra pittura, scultura, musica. E la sua musica, prima suonata con un filo di erba, diventa sinfonia, ritmo. Che \u00e8 quanto si \u00e8 sempre verificato entro il tessuto ritmico continuo di questa pittura: un tessuto che cresce nell&#8217;infittirsi del segno-colore, nei toni intensi dei rossi, dei gialli, dei verdi, dei viola in tasselli lignei, che crea punti di bagliore, \u00e8 frantumanto in molteplici tensioni dinamiche, eppure resta compatto nell&#8217;andamento del suo ritmo musicale.<\/p>\n<p>Oggi esiste nell&#8217;opera di Centonze una pi\u00f9 libera volont\u00e0 di comunicazione dell&#8217;esperienza interiore, un obiettivo di partecipazione, nella tela, nella trama di rapporti cromatici e psichici, che acquistano anche un&#8217;apertura al gioco, contrappunto tra cuore e mente, tra spontaneit\u00e0 di impressioni e rigore di schemi mentali. Cos\u00ec, nel grande flusso dell&#8217;energia, la festa del colore e dei segni danza senza fine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Testo critico di presentazione della mostra Progetto Arte\/ Lecce, 18-27 , maggio 1996<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile P. 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