{"id":76,"date":"2002-04-25T22:12:34","date_gmt":"2002-04-25T20:12:34","guid":{"rendered":"http:\/\/renatocentonze.it\/?p=76"},"modified":"2017-04-06T17:20:44","modified_gmt":"2017-04-06T15:20:44","slug":"dal-colore-al-colore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/renatocentonze.it\/index.php\/2002\/04\/25\/dal-colore-al-colore\/","title":{"rendered":"Renato Centonze, Opere (1984-2002)"},"content":{"rendered":"<p>di Angela Serafino<\/p>\n<p>Per l\u2019elogio alla sintesi, di questa mostra scriverei soltanto \u201cdal colore\u2026al colore\u201d, lasciando tutto il tempo di decantazione necessario affinch\u00e8 la parola colore abbia la sua giusta risonanza.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 in realt\u00e0 le opere esposte nel chiostro del convento dei Frati francescani, a Lequile, nella loro sequenza sono una sedimentata storia del colore, elemento al quale, il pittore Centonze, nel corso della sua attivit\u00e0 artistica ha concesso tutto il tempo che questo richiede per essere corpo dell\u2019opera.<\/p>\n<p><!--more-->La mostra \u00e8 la sedimentazione di quel colore che risponde alle leggi della creazione e ci consegna sin esteticamente la sua qualit\u00e0, di misura, di chiaroscuro, di estensione, di peso. Di quel colore che all\u2019origine non \u00e8 dato poich\u00e9 \u201cgli atomi non han colore di sorta\/ ed essi sono forniti di forme varie, per cui\/ ne creano il genere intero, e varian tutte le tinte,\/ proprio perch\u00e9 per i singoli atomi importa moltissimo\/ con quali vengano a mescersi e in che postura, e che moti\/ essi a vicenda s\u2019imprimano\u2026\u201d (Lucrezio).<\/p>\n<p>Di quel colore che conosce il piacere e la forza che percorre la tela dal fondo e strato su strato forma il corpo cangiante dell\u2019opera, generando le dinamiche, sino ad essere il moto stesso dell\u2019intera composizione.<\/p>\n<p>Il moto della composizione, proprio perch\u00e9 \u00e8 \u2013colore- parla una lingua le cui parole non sono definitorie, assertive, ma assonanti, comparative, indirette, evocative; lasciando un frammento di spazio incolto nel quale si generano echi di coloriture.<\/p>\n<p>\u201cquando mi domandano il colore di qualcosa, entro sempre in crisi, perch\u00e9 non so rispondere con un solo colore, il colore non \u00e8 mai uno soltanto\u201d. Quell\u2019eco di coloriture, che ha luogo nell\u2019opera di Centonze, \u00e8 la traduzione pittorica di questo suo pensiero. Il colore \u00e8 un processo (\u00e8 biologico, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, ha scritto C\u00e9zanne) d\u2019interazione tra fenomeni e in quanto tale non facilmente resta da solo e meno ancora \u00e8 determinato dall\u2019assolutezza del confine.<\/p>\n<p>Non resta immutabile il blu, non resta immutabile il rosso, non restano immutabili i colori poich\u00e9 essi sono la misura (<em>Il fluire della vita \u201899<\/em>) di ogni accadere, di ci\u00f2 che all\u2019origine non vediamo e che successivamente nello spettacolo dei cromi riconosciamo come accadimento.<\/p>\n<p>Il colore \u00e8 il veicolo e il corpo delle tensioni, delle trasformazioni, elemento di sintesi della lotta e dell\u2019estensione delle forme, che si configurano ora disgiunte, disgregate, ora in coro. Perch\u00e9 possa essere d\u2019eco il colore presuppone la sua valenza \u201cbiologica\u201d e nell\u2019opera tale valenza continua ad essere viva e non soltanto vivace.<\/p>\n<p>Nelle opere qui esposte, nelle diverse \u201cfasi\u201d caratterizzanti il processo creativo, il colore nutre la tela, la pelle di tamburo, le carte, il legno, di continuit\u00e0 tra opacit\u00e0 e trasparenza, sequenzialit\u00e0 e smarrimento, d\u2019irradiazione verso l\u2019alto e strisciamento aderente al fondo. Tutte queste <em>sfumature<\/em> di percorribilit\u00e0 dell\u2019opera, compresa quella di attraversarla interamente, (come per <em>Il segno, la forma, il suono, il fluire \u201902<\/em>) e di commistione tra le materie sono il risultato, in una concezione dilatata del tempo, di riflessione e lavoro, quasi artigianale a volte nel succedersi delle azioni. Per <em>ritagliare, sagomare, limare, incollare\u2026aspettare, aspettare, <\/em>il colore.<\/p>\n<p>Quel colore a volte viene da un segno d\u2019inchiostro lasciato su un frammento di carta sottile; cos\u00ec nascono alcune opere, ad esempio, <em>Il corpo\u2026.il gesto\u2026il suono del giallo (2000\/1).<\/em><\/p>\n<p>Il colore non \u00e8 mai uno solo perch\u00e9 chiama a s\u00e9\u2026la musica.<\/p>\n<p>Ancora la musica. Le opere di Centonze si iscrivono in quel lunghissimo corso della storia dell\u2019arte che sfoglia le pagine della pittura di paesaggio, dal suo dato riconoscibile alla sua trasfigurazione astratta. Il binomio musica\/pittura si pu\u00f2 collocare in seno alla poetica del Romanticismo quando si sposta l\u2019attenzione dal pittoresco al sublime, dall\u2019oggetto alla macchia e il paesaggio diviene luogo delle risonanze in cui il soggetto corrisponde alla natura.<\/p>\n<p>Nella tradizione dell\u2019\u201carte nuova\u201d, continuano ad intrecciarsi due aspirazioni: quella di non rifare il visibile e quindi dipingere vuol dire indagare le leggi che sottendono al visibile, cogliere cio\u00e8 il RITMO, il principio primo; e al pari tendere alla musica, cio\u00e8 a quella qualit\u00e0 d\u2019astrazione che, attraverso il valore compositivo del colore, conquista la sua autonomia dal referente oggettuale.<\/p>\n<p>La musica \u00e8 il rigore dell\u2019opera stessa, non quindi la musica dipinta o il suono dei colori. Il medium della contiguit\u00e0 tra musica e pittura \u00e8 il RITMO.<\/p>\n<p>La musica, nelle opere di Centonze, vale come invito a far parte del ritmo. Le opere possono essere anche suonate, poich\u00e9 alcune, quelle che l\u2019artista chiama <em>pittosculture sonore<\/em>, sono concepite come \u2013strumenti- ma non \u00e8 necessariamente questa caratteristica a conferir loro il suono.<\/p>\n<p>Il suono \u00e8 generato dalla qualit\u00e0 formale con cui \u2013pittoricamente- sono composte. \u201c<em>Il pi\u00f9 importante mezzo formale della musica \u00e8 la ripetizione (<\/em>Ejzenstein)\u201d, e non risulta difficile accorgersi della reiterazione, elemento fondamentale, che con tutte le sue varianti di tratto, segno, incisione, graffio, materializzandosi in occhiello, corde, campanellini, mette in luce le comunanze formali tra una fase e l\u2019altra, senza sospensione di tensione.<\/p>\n<p>Se il ritmo \u00e8 il termine comune che rende possibile la reciprocit\u00e0 tra musica \u2013pittura- natura- essa ci permette, nell\u2019attualit\u00e0 dell\u2019innaturale, di fruire dei paesaggi nei quali partecipare dell\u2019assecondarsi di pieno e di vuoto, dell\u2019opposizione del rosso e del blu, dell\u2019avvicendamento dell\u2019inoltrarsi nel fondo del colore e dell\u2019uscire in fuori dagli spazi previsti, come nei campi incolti i fiori gialli emergono. Le leggi della pittura possono essere ricondotte a poche soltanto tutto sommato quando le qualit\u00e0 formali sono elaborate in tutta la loro estensione.<\/p>\n<p>I lavori di Centonze sono testimoni di quella ricerca che lo fa spettatore non indifferente di queste leggi, non nostalgico, consegnando alla visione d\u2019insieme dell\u2019opera un\u2019impronta di leggerezza per poter respirare ancora e ricominciare senza il peso della fine.<\/p>\n<p>Il percorso della mostra si apre con i <em>Cieli musicali <\/em>(\u201984). Tre appunti sull\u2019aria, come risultato di quel mutamento lento e ragionato che contraddistingue il modo di procedere dell\u2019arte, attraverso una fermentazione e un andare avanti, raccogliendo lo scarto di ieri, in altra forma oggi composto. Di questo lavorio, noi percepiamo, com\u2019\u00e8 giusto che sia, soltanto la trasparenza. Nelle tre opere, il cangiante chiaro del cielo \u00e8 reso con la ripetizione dello stesso tratto (la musica), fitto ma aperto nello stesso tempo, che si succede per tre elaborando altre sembianze di colore. Dai cieli si avvia la presa in rassegna di tutti gli elementi naturali che sono, nell\u2019esperienza percettiva, presi in consegna come un reticolo di elementi costruttivi dell\u2019opera, i quali \u201cattraverso una trascrizione pittoricamente raffinata\u201d si configurano \u201ccome interpretazione del movimento vitale che accompagna ogni fenomeno naturale, come tentativo di far partecipare e di coinvolgere direttamente l\u2019uomo nel flusso della natura (L. Galante)\u201d.<\/p>\n<p>Quegli elementi di natura vengono elaborati in forma sacrale: in <em>Totem <\/em>e <em>Talismani. <\/em>I<em> Totem<\/em> (\u201988-\u201990) all\u2019unisono formano combinandosi in quelle mescolanze di colori, un rintocco. Nella loro andatura verticale sono compenetrati dalla luce, percepibile nel retro della tela. Questo particolare li fa essere ancora pi\u00f9 elementi reali; illuminati formano un luogo abitato. Concepiti come emblemi di quell\u2019essere interni al ritmo, i <em>totem<\/em> si accordano esteticamente alla qualit\u00e0 di sobria esistenza del reale, trattenendo nelle fessure il minimo richiamo alla sequenza massima delle variazioni.<\/p>\n<p>Poi ulteriormente, come cose consacrate, il colore dei <em>talismani <\/em>suggella questa forma di rigore. Al <em>Talismano Nuvola <\/em>\u00e8 dedicata una lettera dello scultore Nino Rollo che scrive: \u201cRenato quest\u2019opera, penso sia la chiave di volta del tuo operato, dire che \u00e8 molto bella \u00e8 da stupidi. \u00c8 un\u2019opera VALIDA,\u2026quel colore SPARTANO di quell\u2019opera TALISMANO NUVOLA che ti rapisce e ti fa sognare ecco il vero REALISMO PITTORICO\u201d.<\/p>\n<p>Quel realismo pittorico che \u00e8 connesso alla QUINTESSENZA, che \u00e8 ancora la musica. In queste opere il colore si smagra e inizia la sua ricerca, o meglio la sua immersione nel fondo per estrarre quelle \u201cforze\u201d compositive che porteranno alla relazione tra i colori primari. L\u2019immersione, non pu\u00f2 che avvenire in uno spazio pluridimensionale e non pu\u00f2 che interessare pi\u00f9 livelli. Da questa \u201cfase\u201d vengon fuori le <em>pittosculture sonore <\/em>\u2013dall\u2019<em>Onda Sonora<\/em>\u2026<em>i suoni dell\u2019alba<\/em>\u201d sino a <em>Il Suono Verticale il blu il rosso il giallo<\/em>, agli <em>Scrigni<\/em> (il primo di questa serie \u00e8 del 1996). Le <em>pittosculture<\/em> rappresentano formalmente il dilatarsi della tela. La superficie acquisisce plasticit\u00e0, rilievo tattile. Preferenziale \u00e8 l\u2019incedere delle linee curve. Anche quando le linee o le materie s\u2019elevano in forma verticale non sono mai perentorie, dirette. Ma s\u2019elevano con dolcezza senza far violenza nella decisione di un gesto assoluto. Anche qui la percorribilit\u00e0 temporale \u00e8 preferibilmente lenta, come quando si cammina in un sentiero. Le andature cos\u00ec plastiche, sinuose, riportano a quel saper stare alla coralit\u00e0. In <em>Il suono verticale il blu, il rosso e il giallo<\/em> (2000\/1) l\u2019agglomerato delle linguette policrome, non si staglia infatti, come se fossero scagliate verso l\u2019alto, ma si succedono le linguette verso l\u2019alto, ritmando attraverso la ripetizione della forma e il richiamo del colore, l\u2019ascesa.<\/p>\n<p>Nelle <em>pittosculture<\/em> cominciano a stagliarsi i colori nelle gamme pi\u00f9 estese dei primari. Lo stesso accade negli <em>scrigni<\/em> promettendo quel \u201c\u2026<em>contrasto tra i colori puri (che) riproduce la vitale ricchezza di una luminosit\u00e0 primordiale. I primari e i secondari allo stato puro hanno una forma luminosa cosmica originaria e nello stesso tempo danno il senso di una realt\u00e0 tangibile e festosa <\/em>(Itten)\u201d. Nella ricerca della dilatazione del colore le forme cominciano a cercarsi, per combaciare, si richiamano simmetriche. Nel <em>Fluire della vita <\/em>(\u201999), sullo sfondo animato dal rincorrersi dei pigmenti, nella movimentata via del fluire, compaiono spazi di pieno rosso, di profondo blu. La composizione delle forme di legno \u00e8 data dal venir fuori della spinta dei primari, che in quest\u2019opera cominciano ad ingrandirsi, senza creare una centralit\u00e0 ma una <em>confluenza<\/em>. Questo determinarsi dal fondo, ha preso ormai la sua decisione e nella <em>Valigia dei Suoni Verticali, la forma del suono<\/em> (2001) \u2013 il giallo, il blu, il verde, il rosso, dal di dentro delle pieghe delle forme in legno, ruotano per lasciare quella, valigia, quell\u2019ultimo scrigno senza chiusura: sono pronti i colori ad essere in fuori attorno all\u2019aria che li attraversa. Possiamo attraversare veramente tutta l\u2019opera trovando anche quell\u2019eco festosa che \u00e8 il rimando dei primari.<\/p>\n<p>Aprile 2002<\/p>\n<p>Testo critico nel catalogo &#8220;Renato Centonze&#8221; per la mostra allestita nel Chiostro del Convento dei Frati Francescani, 2002<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Angela Serafino Per l\u2019elogio alla sintesi, di questa mostra scriverei soltanto \u201cdal colore\u2026al colore\u201d, lasciando tutto il tempo di decantazione necessario affinch\u00e8 la parola colore abbia la sua giusta risonanza. 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