Le costellazioni senza peso di Renato Centonze

di Marina Pizzarelli

L’opera di Renato Centonze vive nel senso della dilatazione, della visione ravvicinata e monocromatica che si serve del foglio come di uno schermo. Qui, sul piano -supporto, è lo spazio geografico in cui siperdono l’occhio e la mano. Qui si agita, come in una fermentazione colorata, una pittura d’erranza, fatta di un tessuto mobile che ora si anima e danza, ora si cheta in una sorta di texture che rivela la trama e l’orfito dell’architettura cromatica.

Il supporto è un diaframma a contatto del quale il colore si espande come un’ombra variegata, delimitato dal gesto incalzante ma non affannoso dell’artista: non sono ammessi scatti, cesure, interruzioni. Il movimento del colore attraversa l’intera estensione del quadro, crea una composizione viva sensitiva respirante, ora in lampeggiare minuto, ora in traccia incorporea.

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Moderato, andante mosso, allegro ma non troppo

di Katia Ricci

 

La ricerca di Renato Centonze dagli anni settanta ad oggi si fonda su un processo di semplificazione e affinamento del linguaggio pittorico e insieme di decantazione dell’ideologia del rapporto dell’uomo con la natura e di autoriflessione.

Le opere di quegli anni erano più scopertamente contenutistiche: gelide sagome di uomini disumanati sullo sfondo di una natura calpestata e spettrale, resa con toni spenti, la materia pittorica fredda e il segno icastico a denunciare la violenza dell’uomo sulla natura che, in ultima analisi violenza su se stesso.

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