Un ricordo del compagno e amico Renato

di Fabiola Quarta

È passato un anno da quando Renato Centonze ci ha lasciati, da quando la sua assenza ci costringe a fare i conti con un vuoto difficile da colmare e con la sensazione che nessuno riuscirà a trovare parole o gesti che ne conservino, anche in minima parte, un’immagine fedele e completa. Un uomo che racchiude tanti e le relazioni che costruisce con gli altri sono molteplici e complesse, ognuna è unica e speciale ma tutte conducono a lui, alla sua anima ed al mondo di stare al mondo di cui egli è capace. Noi l’abbiamo conosciuto soprattutto nell’impegno politico e nella sua grande umanità, nella straordinaria capacità di mettersi a disposizione come risorsa della collettività, generoso ed umile nel suo essere sempre se stesso , senza appartenersi in modo esclusivo e disponibile a smentirsi, per crescere. Continue reading

Ricordando

“L’arte per me è il fluire della vita…è un mondo interno-esterno che passa attraverso il pensiero, le mani, il suono, il segno, la forma, il colore” così Renato Centonze raccontava la sua ricerca

di Lucio Galante

Un anno fa Renato Centonze ci lasciava. Di fronte al modo inaspettato, lo stupore e la costernazione del momento si accompagnarono in me al pensiero che al mistero della morte è sempre difficile trovare risposte. Ma ora è tempo di ricordare che egli ci ha lasciato un’eredità preziosa, la sua opera che è ormai parte della nostra storia, della storia del nostro territorio. Io l’avevo conosciuto per ragioni, per così dire, professionali, che non mi avevano, tuttavia, impedito di conoscerne la dimensione umana. Le occasioni dei nostri incontri, le mostre che mi hanno visto con lui partecipe (Ep-Art a Cavallino, Dissimiglianza  a Copertino, la personale antologica del 2002 a Lequile) sono stati , infatti, momenti di utili scambi di opinioni e di , sia pur brevi, conversazioni, riguardanti inevitabilmente le difficoltà della vita artistica contemporanea, che i hanno consentito, ad esempio, di appurare una nostra comune sensibilità (mi si passi il termine) democratica e progressista, ma soprattutto di conoscerlo come artista. Di quegli incontri il più importante è stato per me la personale del 2002, perchè mi ha visto particolarmente impegnato a provare a ripercorrere criticamente e storicamente un non breve tragitto della sua vicenda artistica. Considerata che la sede del mio intervento, il relativo catalogo, non fu possibile un discorso ampio e dettagliato, ma pur nei limiti dello spazio concessomi, provai a far emergere i meriti e le qualità della sua opera, un tentativo che, tra l’altro, fu felicemente accompagnato dall’analisi puntuale ed efficace di Angela Serafino, il cui elogio del colore di Renato s’integrò perfettamente con quanto da me suggerito. Continue reading